Lo zafferano nella cultura greco-romana

Zafferano e cultura greco-romana Lo zafferano ha avuto un ruolo significativo nel periodo greco-romano classico (dall’VIII sec. a.C. al III secolo d.C.) anche se, come abbiamo già scritto, la prima apparizione dello zafferano nella cultura greca risale all’età del bronzo.
La raccolta dello zafferano è rappresentata in un affresco della Creta minoica del palazzo di Knossos: fiori raccolti da giovani ragazze e scimmie. Altri affreschi si trovano nella costruzione Xeste di Akrotiri, sull’isola greca di Santorini (la greca Thera), datati 1600-1500 a.C.. uno rappresenta una dea greca che supervisiona la raccolta e la selezione di fiori e stigmi da utilizzare per la fabbricazione di un medicinale, un altro raffigura una donna che usa lo zafferano per curare il proprio piede insanguinato.
Questi affreschi di Thera sono le prime rappresentazioni pittoriche accurate da un punto di vista botanico dell’uso dello zafferano come pianta medicinale.

Leggende greche antiche descrivono marinai senza paura imbarcarsi per intraprendere lunghi e perigliosi viaggi nelle remote terre di Cilicia (distretto sulla costa sudorientale dell’Asia Minore, a nord di Cipro) da dove speravano riportare ciò che consideravano come il più prezioso zafferano al mondo.
Ma la leggenda più famosa sullo zafferano è certo quella che narra la triste storia del guerriero Croco e della ninfa Smilace.
Croco, bel giovane, segue la ninfa Smilace nei boschi vicini ad Atene. Durante il loro breve e idilliaco amore, Smilace è molto affascinata e cede a Croco ma, in fretta, si stanca delle sue attenzioni. Croco però insiste nonostante la sua riluttanza, e lei finisce per stregarlo e trasformarlo in fiore: Crocus, il fiore dello zafferano, di cui l’arancione sgargiante degli stimmi simboleggia la passione inestinguibile del giovane per la ninfa. La tragedia e la spezia saranno narrate poi da Ovidio, che narra il forte amore tra Croco e Amilacee, amore che però finisce con la morte di Croco (in alcuni documenti dell’epoca Romana si racconta che Mercurio lanciò un suo disco e colpì per sbaglio il suo amico Croco). Gli dei ebbero allora pietà dei due amanti, trasformando lei in un’edera spinosa (Smilax Aspera) e lui nel fiore prezioso conosciuto con il nome di Crocus.

Per i popoli del Mediterraneo antico, lo zafferano proveniente dalla città costiera di Soli (in Cilicia) era il più prezioso soprattutto quando usato per profumi e unguenti. Tuttavia, personalità del calibro di Erodoto e Plinio il Vecchio riconoscevano il valore dei suoi concorrenti, zafferani assiri e babilonesi della Mezzaluna fertile, considerandoli più efficaci nel trattamento delle malattie gastrointestinali e renali.
La qualità dello zafferano dell’antro di Korikos, in Cilicia, è stato citato da autori antichi tra cui Strabone, il suo colore è menzionato nelle Argonautiche di Apollonio di Rodi, e la sua fragranza negli Epigrammi di Marziale.

Alla fine dell’Egitto tolemaico, è noto che Cleopatra versasse un quarto di tazza di zafferano nel bagno caldo per beneficiare delle sue proprietà cosmetiche e delle sue qualità di colorante. Lo utilizzava anche prima di incontri amorosi, convinta delle sue virtù afrodisiache.
I guaritori egiziani usano lo zafferano per trattare una vasta gamma di malattie gastrointestinali. Ad esempio, quando un mal di stomaco diventava emorragia interna, un trattamento prevedeva semi di fiori di zafferano mescolati e schiacciati con resti di alberi di aager, grasso di bue, coriandolo e mirra. Questo unguento o cataplasma veniva applicato sul corpo, e i medici del tempo si aspettavano “l’espulsione di sangue attraverso la bocca o il retto, simile al sangue del maiale una volta cotto”. Anche le malattie del sistema urinario erano trattate con un olio-emulsione di fiori di zafferano miscelati con… fagioli tostati: applicato localmente sull’uomo, come preparazione da ingerire per la donna.

Nel periodo greco-romano grazie ai Fenici il commercio dello zafferano si diffonde in tutti i paesi del Mediterraneo. I clienti vanno dai profumieri di Rosetta in Egitto ai medici di Gaza, passando dagli abitanti di Rodi che indossavano lo zafferano racchiuso in piccoli sacchetti per difendersi dalla presenza di cittadini… maleodoranti quando si recavano a teatro.
Per i greci lo zafferano era anche associato alle cortigiane di professione o… di casa, domestiche, chiamate hétaïres. Inoltre, grandi tintorie di Sidone e di Tiro usavano bagni di zafferano come ersatz (surrogato): le vesti regali venivano immersi tre volte in tinture porpora scura; mentre per gli abiti di ranghi più bassi e popolani, le stoffe prevedevano gli ultimi due bagni con lo zafferano, che schiariva la porpora.

I greci e i romani apprezzavano lo zafferano per il suo uso come un profumo e deodorante. Si diffonde così negli spazi pubblici come sale, corti reali e anfiteatri. Quando l’imperatore Nerone fece il suo ingresso a Roma, lo zafferano era stato diffuso per le strade. I ricchi romani prendevano quotidianamente bagni di zafferano. Usavano lo zafferano anche come mascara, mescolando gli stiemmi nel vino. Lo diffondevano come pot-pourri e  lo offrivano alle loro divinità.

I coloni romani portarono lo zafferano con loro quando si stabilirono nella Gallia meridionale, dove fu coltivato intensivamente fino alle invasioni barbariche del 271 a.C. Varie teorie esistono poi sul ritorno dello zafferano in Francia: alcuni evocando l’arrivo dei Mori nell’VIII secolo, altri il papato di Avignone nel XIV: la pute d’Avignon ovviamente lo apprezzava…

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Lo zafferano nella cultura greco-romana
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Lo zafferano nella cultura greco-romana
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Toomaki
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