Noce moscata: la spezia dell’amore

La noce moscata, siamo in molti ad utilizzarla regolarmente in cucina. In realtà si tratta del seme decorticato del frutto di un albero chiamato Myristica fragrans, un sempreverde originario delle foreste pluviali delle isole Molucche (Indonesia) ed oggi coltivato nelle zone intertropicali.
La noce moscata è molto dura: così può essere consumata solo grattugiata o macinata; è famosa per la sua fragranza potente e piacevole. È una spezia classica, che rientra nella preparazione dei nostri puree di patate, molte zuppe, ripieni, gratin, salse (la besciamella in particolare), soufflés e in pasticceria (come nel pan di zenzero e nella crema pasticcera).

Una noce moscata intera di buona qualità pressata tra le dita lascerà una traccia oleosa. Intera e mantenuta all’asciutto, si conserva perfettamente per tre-quattro anni! La noce moscata in polvere invece è “snobbata” dai veri gourmets, che se ne tengono debitamente a distanza…

Ciò che però  in pochi sanno è l’importanza che riveste la noce moscata nella categoria delle spezie davvero afrodisiache; fatto che probabilmente spiega, almeno in parte, il motivo per cui (benché il suo prezzo sia diventato oggi abbastanza democratico) sia stata a lungo (e di gran lunga!) la più costosa tra tutte le spezie orientali consumate in Occidente.

Sì: la noce moscata è afrodisiaca!

Votata per secoli all’alchimia amorosa e ai filtri d’amore senza che si conoscesse esattamente il motivo per cui  “scaldasse” i sensi, oggi sappiamo che i poteri afrodisiaci della noce moscata derivano principalmente dalla dopamina che essa contiene, ed anche da altri componenti del suo olio essenziale che provocano una dilatazione dei vasi sanguigni (vasodilatazione) per un tempo relativamente lungo dopo averla assunta.
Ed è questa vasodilatazione che dispone la mente e il corpo alle… capriole amorose! 🙂

La dopamina – proprio come l’adrenalina, l’istamina, la metionina, la noradrenalina o la serotonina – fa parte di quelle sostanze chiamate endorfine o endomorfine: si tratta di ormoni del piacere secreti alla base del nostro cervello dall’ipotalamo. L’azione della dopamina nel coordinamento dei nostri movimenti e del nostro stato d’animo è molto, molto importante.

Pietro Andrea MattioliIl celebre medico senese Pietro Andrea Mattioli (1501-1577), un contemporaneo di Carlo V, Francesco I e Enrico VIII, nonché futuro medico dell’imperatore Massimiliano II (1527-1576) ci ha descritto il “rimedio” (nell’Epistolarum Medicinalium Libri quinque, del 1561) consigliato ai suoi pazienti di sesso maschile che avevano difficoltà nel “sacrificio a Venere”. Suggeriva loro di spalmare il pene con l’olio di noce moscata qualche ora prima di rendere omaggio ad una dama “di temperamento”. Ed è sempre questa spezia che prescriveva per gli amanti più ardenti ma… troppo veloci, vittime di eiaculazione precoce.

Nelle antiche farmacopee naturali, la noce moscata non era indicata solo come afrodisiaco o per il trattamento dell’eiaculazione precoce.
Così in India, per secoli – se non millenni – è stata utilizzata per trattare il mal di testa, gli stati di insonnia o l’incontinenza urinaria. Veniva chiamata “Mada Shaunda”, che significa “frutto narcotico”. Le sue proprietà carminative (ovvero che favoriscono l’espulsione di gas, riducono il vomito e leniscono il mal di stomaco) sono state utilizzate fino ad epoche recenti.

Dopo queste informazioni sulle sue virtù, potreste essere in molti a precipitarvi sulla noce moscata…
Ebbene, no!
Dopo aver eccitato il vostro entusiasmo, serve un prudente bemolle: questo perché la noce moscata contiene anche un composto organico dal potere allucinogeno: la miristicina. E questa miristicina, a dosi troppo elevate, può causare gravi disturbi neuropsichici e persino trasformarsi in veleno mortale. Si stima che la dose letale sarebbe già raggiunta consumando due noci intere in un arco di tempo di poche ore… quindi, prudenza e misura.

Un po’ di storia

Dato che la noce moscata è originaria dell’arcipelago indonesiano delle Molucche, si potrebbe credere che non fosse nota agli antichi. Ma le moderne scoperte archeologiche hanno stabilito il contrario: questa spezia era presente in bassa Mesopotamia più di 4.000 anni prima della nostra era, visto che è stata ritrovato in un sito dell’antico regno di Akkad .

Anche nell’Egitto dei faraoni abbiamo trovato frammenti di noce moscata in miscele di erbe aromatiche, probabilmente destinate più all’imbalsamazione delle mummie che alla tavola.

In fonti scritte greche e romane antecedenti l’era cristiana, sono menzionate spezie che potrebbero essere noce moscata; ma l’identificazione non è certa.

Bisogna attendere la fine del primo millennio perché il grande studioso arabo Avicenna (980-1037) ce ne fornisca una precisa descrizione scritta che non lascia più dubbi: è proprio la noce moscata ad essere usata in tutto il mondo musulmano di quell’epoca.

Quando nel 1512 una flotta portoghese comandata da Alfonso d’Albuquerque (1453-1515) getta l’ancora alle Molucche, i conquistadores individuano rapidamente i numerosi alberi di noce moscata (alti 6-8 metri), che producono un prezioso seme che gli isolani chiamano “occhio dell’uccello di fuoco”. Il nome da solo indica come le proprietà energizzanti di questa spezia fossero ben note agli autoctoni.

I Portoghesi organizzano il commercio della noce moscata in Europa come monopolio, e questo apporta redditi sontuosi! A causa del prezzo alle stelle che questa spezia raggiunge in tutti i porti d’Occidente, suscita gelosia e… concorrenza. Nel 1602 gli Olandesi, la cui potenza marittima si afferma sia sul piano commerciale che militare nell’Oceano Indiano, fondano la Compagnia delle Indie Orientali. Nel 1605 estromettono i portoghesi delle Molucche e vi costruiscono imponenti fortezze, in particolare  sulle isole Banda e Ambòina, dove crescono la noce moscata e i chiodi di garofano. Per evitare che i preziosi semi possono servire altrove per la riproduzione dei pregiati alberi, sviluppano un metodo di sterilizzazione che consisteva nel metterli in ammollo nella calce viva prima della commercializzazione. E ancora oggi troviamo in commercio noci moscata biancastre, perché ancora trattate con la calce.

Ma le fortezze olandesi e i loro cannoni, se riuscivano a scoraggiare avventurieri di ogni tipo e nazione, non potevano certo evitare che gli uccelli coprissero in volo le distanze relativamente brevi tra Banda e Ambòina e le altre isole dell’arcipelago, dove la noce moscata poteva riprodursi in modo naturale. E fu così che, portando nel becco semi preziosi da un’isola all’altra,  l’intransigente monopolio olandese fu rimesso in discussione da intraprendenti volatili.

Fu il celebre naturalista lionese Pierre Poivre (1719-1786), la cui vita travagliata farebbe impallidire i più fantasiosi autori di romanzi d’avventura, che spezzò definitivamente il monopolio degli olandesi: riuscì infatti ad entrare in possesso clandestinamente di alcune piante di noce moscata e chiodi di garofano e le portò nell’isola di Francia (oggi Mauritius) e nell’isola di Bourbon (oggi La Reunion), possedimenti dei re di Francia (la prima dal 1715, la seconda dal 1638).

Da queste isole dove si adattò perfettamente (come del resto i chiodi di garofano), la noce moscata sarà poi progressivamente coltivata in molte altre regioni tropicali di tutto il mondo: India, Sri-Lanka, Indonesia, Malesia, Giamaica, Grenada… per (ed è il caso di dirlo..) il piacere di molti!

Riassunto
Noce moscata: la spezia afrodisiaca dell'amore
Titolo
Noce moscata: la spezia afrodisiaca dell'amore
Descrizione
In quanti sanno che la noce moscata rientra nella categoria delle spezie davvero afrodisiache? Viva la dopamina ma... attenti alla miristicina!
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